STAGE 3 TRANSITALIA MARATHON 2026.
L’Italia osservata
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di grandi dimensioni per lasciare un segno.
San Benedetto in Perillis, piccolo borgo della provincia dell’Aquila, è uno di questi.
Arroccato a circa 850 metri di altitudine, domina la Conca Peligna e si affaccia su un paesaggio nel quale l’Abruzzo mostra una delle sue anime più autentiche: montagne, altopiani, antiche vie pastorali e piccoli centri costruiti in pietra.
È proprio questo uno dei territori che rendono il viaggio della Transitalia Marathon qualcosa di diverso dal semplice attraversamento di una regione.
Qui la strada diventa occasione per fermarsi, guardare, ascoltare e scoprire una storia che rischierebbe altrimenti di rimanere nascosta.
Un borgo nato attorno a un monastero, le origini di San Benedetto in Perillis affondano nel Medioevo.
Il nucleo più antico del paese si sviluppò intorno a un monastero benedettino fortificato, sorto nella località di Perello. La posizione non era casuale: il borgo si trovava lungo importanti direttrici di collegamento tra la montagna e le aree interne dell’Abruzzo.
Ma San Benedetto in Perillis nasconde una particolarità ancora più curiosa.
Una piccola invenzione quotidiana, apparentemente insignificante, diventata nel tempo un autentico tesoro antropologico.
La serratura che racconta mille anni di storia.
asseggiando tra le case più antiche del borgo è possibile incontrare una delle sue caratteristiche più sorprendenti: la tradizionale serratura in legno da esterno.
Un oggetto semplice, costruito con legno e pochi elementi meccanici, che a San Benedetto in Perillis ha avuto una straordinaria persistenza nel tempo. La tradizione locale la identifica con il nome dialettale “gliu piàschie”.
Il suo principio di funzionamento è antichissimo: un sistema di catenaccio e piccoli elementi lignei che consentono di bloccare la porta. Una tecnologia apparentemente elementare, ma che richiama sistemi di chiusura molto antichi diffusi nell’area mediterranea.
Ed è proprio questa serratura a rappresentare uno degli elementi più caratteristici dell’identità del paese.
Tanto che il Comune la definisce una particolarità del borgo e segnala come questa originale serratura in legno sia ancora visibile su diverse abitazioni più antiche.
Un museo nato dalla vita quotidiana.
La storia della serratura trova spazio nel Museo della Cultura Materiale di San Benedetto in Perillis, ospitato nei locali di un antico frantoio settecentesco restaurato.
Il museo non vuole semplicemente raccogliere oggetti antichi. Il suo obiettivo è raccontare come vivevano realmente le persone del paese: il lavoro nei campi, la tessitura, la produzione dell’olio, il ciclo del grano, gli strumenti della vita quotidiana e le soluzioni utilizzate dalle famiglie contadine per affrontare ogni giorno le proprie necessità. Sono presenti anche reperti legati alla preistoria.
È una sorta di macchina del tempo.
Un luogo nel quale una serratura, un telaio, un attrezzo agricolo o un semplice utensile smettono di essere oggetti del passato e tornano a raccontare la vita di chi li ha utilizzati.
Le grotte sotto il paese
E San Benedetto in Perillis custodisce un’altra sorpresa.
Sotto le abitazioni e lungo il centro storico si sviluppa un sistema di grotte ipogee, ambienti scavati nella roccia e utilizzati un tempo per il ricovero degli animali e per diverse attività della vita quotidiana. Alcune di queste strutture sono state recuperate e vengono utilizzate anche per iniziative culturali e ricreative.
Sono spazi che raccontano un Abruzzo diverso, quello in cui la montagna non era soltanto un paesaggio da ammirare, ma un ambiente con cui l’uomo doveva necessariamente convivere.
Sulle antiche strade della transumanza
Anche il territorio di San Benedetto in Perillis è legato alla grande storia della transumanza abruzzese.
Il tratturo aquilano, dopo aver attraversato le montagne e superato Forca di Penne, proseguiva verso Navelli e Collepietro, raggiungendo San Benedetto in Perillis. Il paese divenne così parte di quella straordinaria rete di percorsi che per secoli ha collegato uomini, animali, montagne e pianure.
Ed è forse proprio questo il dettaglio che più affascina chi arriva qui in moto.
Oggi percorriamo queste montagne cercando emozioni e paesaggi.
Per secoli, sulle stesse montagne, uomini e pastori percorrevano lunghe distanze perché quello era semplicemente il loro modo di vivere.
Un piccolo paese, una grande storia
San Benedetto in Perillis conta oggi una popolazione molto ridotta, ma proprio questa dimensione contribuisce a conservarne il carattere intimo e silenzioso. Il borgo ha attraversato secoli di storia, l’economia pastorale, l’emigrazione e anche le difficoltà legate allo spopolamento e al terremoto del 2009.
Ed è proprio per questo che luoghi come questo meritano di essere raccontati.
La Transitalia Marathon non attraversa semplicemente l’Abruzzo: entra in territori dove ogni strada può diventare una pagina di storia.
A San Benedetto in Perillis basta fermarsi qualche minuto per capire che l’Italia più sorprendente non è sempre quella delle grandi città o dei monumenti conosciuti in tutto il mondo.
A volte è nascosta dietro una porta.
E quella porta può avere una serratura di legno vecchia di generazioni.
È questa l’Italia che vogliamo attraversare con la Transitalia Marathon: quella che non si limita a essere vista, ma che deve essere scoperta.







