Ci sono quelle che hanno corso la Dakar. Quelle che hanno vinto titoli italiani. Quelle che viaggiano insieme con amore e passione. Quelle che da anni tengono insieme segreteria e logistica. Quelle che aprono la strada. Quelle che sono in mezzo al gruppo. Quelle che arrivano con un 4×4 o un furgone quando una moto deve essere recuperata.
E poi ci sono una mamma e una figlia che hanno scelto di vivere tutto questo insieme.
Le donne dello staff del Transitalia Marathon arrivano da storie molto diverse. Ed è proprio questa diversità a raccontare bene cosa sia diventata, negli anni, la squadra che lavora dietro l’evento.
Non esiste un ruolo femminile nel Transitalia Marathon.
Esistono responsabilità. E persone che se le assumono.
Silvia Giannetti: l’esperienza dei grandi rally
Nel 2026 torna nella squadra anche Silvia Giannetti, con alle spalle una storia importante nel mondo dei rally raid.
Ha corso due Dakar in moto, nel 2010 e nel 2011, portandole entrambe a termine e conquistando rispettivamente il secondo e il terzo posto nella categoria femminile. Nel suo curriculum ci sono anche Rally di Tunisia, Marocco, Faraoni, Dubai e Campionato Italiano Motorally.
Dopo le competizioni, la moto è rimasta il filo conduttore di altri viaggi, alcuni dei quali legati anche a progetti di solidarietà come il Social Tour Perù.
Nel Transitalia Marathon quell’esperienza entra oggi a far parte di una squadra. È questo che conta: chilometri e situazioni vissute che diventano esperienza da condividere con gli altri.
Miria Amadori: davanti, per aprire la strada
Miria Amadori quest’anno sarà invece sulla strada insieme a Mirco Bettini nel ruolo di apripista.
Tre volte campionessa italiana Motorally, pilota ufficiale del team El Campero-Husqvarna campione italiano a squadre nel 1996, nel 2002 ha affrontato il Rally dei Faraoni vincendo la categoria femminile e conquistando il terzo posto nella classe 400 cc. Dal 1992 è inoltre cofondatrice con Mirco Bettini del Rally Team AzzurroRosa ed è istruttrice fuoristrada FMI.
Nel Transitalia, però, il suo compito non ha a che fare con classifiche e podi.
Essere apripista significa stare davanti agli altri per la squadra. Leggere il percorso, verificare ciò che accade sulla strada e diventare uno dei primi riferimenti dell’organizzazione in movimento.
Un’altra responsabilità. Un altro pezzo della stessa macchina.
Elisabetta e Giulia: mamma e figlia, un simbolo del Transitalia
Poi ci sono Elisabetta Bettocchi e Giulia Torri.
Mamma e figlia. E qui la storia cambia completamente.
Viaggiano insieme da anni e da sei condividono anche l’esperienza nello staff del Transitalia Marathon. Una storia che nel 2026 è stata raccontata anche da La Stampa, proprio come esempio di una passione trasmessa da madre a figlia e diventata esperienza comune.
Per chi vive il Transitalia, Elisabetta e Giulia sono ormai qualcosa di più.
Sono uno dei simboli dello staff.
Raccontano una passione che passa da una generazione all’altra. Una mamma e una figlia che partono insieme, lavorano insieme, macinano chilometri insieme e ogni anno tornano a condividere quella strana vita itinerante che per alcuni giorni diventa il Transitalia Marathon.
In mezzo a tante storie di moto, la loro parla soprattutto di legami.
Noemi e Marika: il punto fermo dietro le quinte
Ci sono poi Noemi e Marika, riferimenti della segreteria e della logistica.
Qui non ci sono podi da raccontare. Ci sono telefoni che squillano, documenti, partecipanti, strutture, materiali, comunicazioni, trasferimenti, problemi dell’ultimo minuto e una quantità di informazioni che deve continuare a circolare mentre l’intero evento si sposta da una città all’altra.
È un lavoro diverso.
Ed è uno di quelli che si notano solo quando non funzionano.
Gestire un evento internazionale con partecipanti provenienti da 27 nazioni significa sapere cosa deve succedere oggi, ma anche avere già in testa quello che servirà domani.
Segreteria e logistica sono il punto nel quale convergono molte delle necessità dell’evento. Noemi e Marika sono da anni due riferimenti di questa macchina.
Meno polvere. Molti più telefoni.
Ma sempre Transitalia.
Paola Tarello: esserci proprio quando serve
E poi c’è Paola Tarello, che molti partecipanti ricordano anche per il suo grande 4×4.
Perché l’avventura è bellissima finché tutto procede secondo programma.
Poi arriva una moto ferma. Un punto difficile da raggiungere. Un partecipante che ha bisogno di assistenza. Ed è proprio lì che si misura una parte importante dello staff.
Paola negli anni ha messo mezzo, esperienza e disponibilità al servizio dei recuperi e dell’assistenza.
Non è il lavoro che finisce sul palco. Spesso comincia proprio quando per qualcun altro la giornata si è complicata.
Ed è forse una delle immagini che raccontano meglio un principio del Transitalia Marathon: vivere l’avventura sapendo di non essere abbandonati.
E poi la Gabriella: l’assistenza che chiude il gruppo
Insieme a Umberto, la Gabriella arriva con “L’Arrogante”, l’inconfondibile Daily 4×4 impegnato nel servizio di scopa del Transitalia Marathon.
Il loro compito è seguire il gruppo e intervenire quando una moto si trova in difficoltà. Recuperi, assistenza e imprevisti fanno parte di giornate nelle quali non tutto può andare secondo programma.
Gabriella è una delle persone che rendono concreto un principio fondamentale del Transitalia Marathon: l’avventura può portarti lontano, ma non ti lascia mai solo.
Storie diverse. Lo stesso valore.
E poi ci sono tutte le altre.
Le donne che in dodici edizioni sono passate dal Transitalia Marathon, quelle che sono rimaste, quelle che sono tornate e quelle che hanno condiviso con noi soltanto una parte del viaggio.
Non avrebbe senso metterle in ordine di importanza.
C’è chi porta nello staff l’esperienza di una Dakar e chi quella di anni trascorsi dentro l’organizzazione. Chi sa leggere una pista e chi sa leggere in pochi secondi una situazione complicata. Chi apre il percorso, chi recupera una moto, chi tiene insieme la logistica. E chi, come Elisabetta e Giulia, racconta attraverso il proprio rapporto qualcosa che va persino oltre l’evento.
Esperienze diverse, stesso valore.
Perché una squadra non funziona sommando curriculum.
Funziona quando persone con capacità differenti riescono a fidarsi l’una dell’altra e a mettere ciò che sanno fare al servizio dello stesso obiettivo.
Nel Transitalia Marathon succede da anni.
Quando centinaia di moto lasciano Rimini, davanti e dietro di loro si muove una squadra di oltre ottanta persone.
Uomini e donne.
Alla fine, sulla maglia, la parola è la stessa per tutti.
STAFF.
E dice già tutto.
Donne che fanno strada, donne che scelgono di partire
Le donne del Transitalia Marathon non sono soltanto nello staff. Sono anche tra i partecipanti, in sella alle proprie moto, pronte a vivere la stessa avventura.
E forse non è un caso. Vedere tante donne impegnate nell’organizzazione, alla guida dei mezzi di assistenza, davanti al gruppo o nei ruoli di responsabilità può incoraggiare altre donne a partire. Perché a volte basta riconoscersi in qualcuno per pensare: «Questo viaggio posso farlo anch’io».
Il Transitalia Marathon è anche questo: un’avventura nella quale ogni donna può trovare il proprio posto. Che sia davanti, dietro le quinte o in sella alla propria moto.







