Dietro ogni chilometro del Transitalia Marathon ci sono persone, competenze e responsabilità. Dal Moto Club Strade Bianche in Moto alla direzione, dagli apripista alla logistica, dai medici ai mezzi di assistenza: una squadra nella quale ogni contributo ha lo stesso valore.
Quando le moto lasciano Rimini e il Transitalia Marathon si mette in viaggio, oltre ottanta persone si muovono insieme a loro.
Alcune sono in moto. Altre guidano furgoni, camion e mezzi di assistenza. Altre ancora lavorano nella logistica, nella segreteria, nel servizio medico, nella Protezione Civile, alle partenze e agli arrivi.
C’è chi è già sulla strada quando il primo partecipante accende il motore. Chi arriva a destinazione quando gli altri hanno già finito la giornata. Chi risponde al telefono, chi risolve un problema, chi accoglie i motociclisti e chi si assicura che tutto sia pronto per ripartire il mattino successivo.
Ruoli diversi. Competenze diverse. Responsabilità diverse.
Ma un’unica squadra, nella quale ogni persona ha lo stesso valore.
Moto Club Strade Bianche in Moto: una storia nata dalla fiducia
Alla base di questa macchina organizzativa c’è il Moto Club Strade Bianche in Moto ASD, organizzatore del Transitalia Marathon, e una storia di fiducia che precede la nascita stessa della manifestazione.
Il presidente Roberto Izzo ha creduto in Mirco Urbinati e nella sua visione ancora prima che il Transitalia Marathon prendesse forma.
Una fiducia che ha contribuito a creare le condizioni per trasformare un’idea in un progetto concreto, cresciuto negli anni fino a diventare un appuntamento internazionale del mototurismo.
Oggi, alla dodicesima edizione, il Moto Club rappresenta la struttura associativa che sostiene l’organizzazione e riunisce persone con esperienze, competenze e responsabilità differenti.
Mirco Urbinati, ideatore e titolare del marchio Transitalia Marathon, ne guida la progettazione e l’organizzazione, affiancato dall’avvocato Alessandro Masetti e, nell’edizione 2026, anche da Beppe Gualini.
Ma una visione, da sola, non basta.
Servono persone che la condividano, che ci credano e che siano disposte a trasformarla in lavoro concreto.
È ciò che accade ogni anno quando lo staff si riunisce e quella che per mesi è stata un’organizzazione fatta di programmi, documenti e percorsi diventa finalmente un viaggio.
Il Transitalia Marathon nasce da un’idea, cresce attraverso la fiducia e prende vita grazie al lavoro di tutti.


Non esistono ruoli di serie A e ruoli di serie B
In un evento come il Transitalia Marathon è facile vedere chi sta davanti. È molto più difficile vedere tutto quello che accade dietro.
Eppure, senza quel lavoro, nessuno potrebbe andare avanti.
Un percorso può essere preparato nei minimi dettagli, ma serve qualcuno che si occupi dei materiali. Un mezzo di assistenza può essere pronto a intervenire, ma serve qualcuno che sappia dove mandarlo. Un partecipante può arrivare a fine tappa, ma serve qualcuno che lo accolga e gli dia le informazioni necessarie.
Ogni attività è collegata alle altre.
Non c’è chi fa di più e chi fa di meno. C’è chi svolge un compito e chi ne svolge un altro, secondo le proprie capacità, la propria esperienza e le responsabilità che gli sono state affidate.
Il contributo di ciascuno non si misura con il numero di chilometri percorsi, con le ore trascorse in piedi o con la visibilità del proprio ruolo.
Si misura nell’impegno con cui ognuno fa la propria parte.
Nessun compito è troppo piccolo quando contribuisce a un risultato così grande.
Lo staff in moto: sulla strada, insieme ai partecipanti
Gli apripista, gli accompagnatori e tutti i componenti dello staff in moto vivono il percorso direttamente, affrontando le stesse condizioni dei partecipanti e assumendosi le responsabilità previste dal proprio ruolo.
Sono punti di riferimento lungo il viaggio.
Ma il loro lavoro non si esaurisce nella guida. C’è l’attenzione verso gli altri, la disponibilità a fermarsi, la capacità di comunicare un problema e la consapevolezza di far parte di un’organizzazione più grande.
La loro esperienza è al servizio del gruppo.
Come quella di chi, pur non salendo mai su una moto, rende possibile ogni partenza.
Logistica e segreteria: il lavoro che tiene insieme tutto
Prima che un partecipante arrivi, qualcuno ha già preparato la sua accoglienza.
Prima che un mezzo parta, qualcuno ha organizzato materiali e spostamenti.
Prima che una tappa finisca, qualcuno sta già lavorando alla successiva.
La segreteria e la logistica accompagnano l’intero Transitalia Marathon, dalla preparazione dei mesi precedenti fino all’ultimo giorno.
Documenti, iscrizioni, informazioni, comunicazioni, strutture, materiali, rapporti con i territori e necessità quotidiane.
Ci sono decisioni da prendere e imprevisti da affrontare. Ci sono telefonate che arrivano tutte insieme e situazioni che richiedono una risposta immediata.
E spesso tutto questo avviene lontano dalle fotografie e dai momenti ufficiali.
Ma non lontano dal cuore dell’evento.
Furgoni, camion e mezzi di assistenza: il viaggio continua anche dietro le moto
C’è una parte del Transitalia Marathon che si muove su quattro ruote.
Sono i furgoni, i mezzi della logistica e quelli dedicati all’assistenza e ai recuperi.
Trasportano materiali, attrezzature e tutto ciò che serve per far funzionare una manifestazione itinerante.
I mezzi di scopa seguono il gruppo e intervengono quando un partecipante o una moto si trova in difficoltà.
A volte significa affrontare chilometri aggiuntivi, aspettare, cambiare programma o raggiungere un punto complicato.
È un lavoro che richiede pazienza, disponibilità e capacità di adattamento.
Chi guida questi mezzi sa che la propria giornata potrebbe non finire quando era previsto.
Eppure è lì, pronto a fare la propria parte.
Perché il Transitalia Marathon non finisce quando arriva il primo. Finisce quando tutti sono stati accompagnati fino alla conclusione della propria giornata.
Medici, assistenza sanitaria e Protezione Civile: la sicurezza è un lavoro di squadra
Ci sono poi i medici, il personale sanitario e gli operatori della Protezione Civile coinvolti nell’organizzazione.
La loro presenza è parte della struttura di assistenza dell’evento.
Competenze specifiche, preparazione e capacità di intervento sono indispensabili in una manifestazione che attraversa territori differenti e coinvolge centinaia di motociclisti.
Il loro lavoro si integra con quello dello staff in moto, dei mezzi di assistenza e della direzione.
Ognuno opera secondo il proprio ruolo e le proprie competenze, all’interno di un sistema nel quale comunicazione e collaborazione sono essenziali.
La sicurezza non dipende da una sola persona.
Nasce da tante persone che sanno cosa fare, conoscono le proprie responsabilità e lavorano insieme.
Partenze, arrivi e accoglienza: il primo sorriso conta quanto l’ultimo
C’è anche chi accoglie i partecipanti al mattino.
Chi dà un’indicazione. Chi sistema un dettaglio. Chi risponde a una domanda già sentita decine di volte. Chi arriva a fine tappa e trova ancora la voglia di sorridere.
Sono gesti che possono sembrare piccoli.
Per un partecipante che ha affrontato una giornata impegnativa, però, possono fare una grande differenza.
Il Transitalia Marathon è fatto anche di questo.
Di un buongiorno detto con sincerità. Di una mano tesa senza bisogno che venga chiesta. Di una risposta gentile anche quando si è stanchi.
Il sorriso, la gentilezza, la disponibilità e la cordialità non sono dettagli dell’organizzazione. Sono parte dell’identità del Transitalia Marathon.
Sono il modo in cui scegliamo di accogliere le persone.
E ciascun componente dello staff, qualunque sia il proprio incarico, contribuisce a costruire questa atmosfera.
Fotografi e operatori video: custodire ciò che abbiamo vissuto
Ci sono momenti che, mentre li viviamo, non ci rendiamo conto di quanto diventeranno importanti.
Una partenza, un paesaggio, una difficoltà superata, un sorriso sotto il casco, l’abbraccio con un compagno di viaggio all’arrivo.
A raccogliere questi momenti ci sono i fotografi e gli operatori video del Transitalia Marathon.
Anche loro affrontano chilometri, partenze all’alba, spostamenti continui e giornate impegnative. Cercano il punto giusto, aspettano il passaggio dei motociclisti e seguono l’evento per raccontarlo attraverso immagini e filmati.
Il loro lavoro non è soltanto documentare una manifestazione. È permettere a chi ha partecipato di ritrovare, anche a distanza di anni, le emozioni di quei giorni.
Una fotografia può riportarci su una strada che avevamo dimenticato. Un video può farci rivivere la fatica, la soddisfazione e le persone con cui abbiamo condiviso il viaggio.
E spesso sono proprio quelle immagini a raccontare anche ciò che durante l’avventura non siamo riusciti a vedere.
I fotografi e gli operatori video non si limitano a raccontare il Transitalia Marathon. Ne custodiscono la memoria.
Perché un viaggio dura pochi giorni, ma il ricordo di ciò che abbiamo vissuto può accompagnarci per tutta la vita.
E anche questo è un contributo fondamentale della nostra squadra.
La voce del Transitalia Marathon: speaker, comunicazione e promozione
C’è chi racconta il Transitalia Marathon attraverso le immagini e chi lo fa attraverso la propria voce.
Lo speaker accompagna i momenti pubblici della manifestazione, dalle cerimonie alle partenze, fino agli arrivi. Presenta le persone, racconta ciò che accade, coinvolge il pubblico e dà voce alle emozioni che attraversano l’evento.
Accanto a questo lavoro c’è quello di chi si occupa della comunicazione e della promozione, anche durante le giornate del Transitalia Marathon.
Contenuti social, aggiornamenti, interviste, rapporti con la stampa e racconti che raggiungono anche chi non è fisicamente presente. Un’attività che permette alla manifestazione di farsi conoscere al di fuori del mondo motociclistico e di continuare a vivere nell’attenzione del pubblico anche dopo l’ultima tappa.
Perché un evento non cresce soltanto grazie a ciò che accade sulla strada, ma anche grazie alla capacità di raccontarlo e di far arrivare la sua storia a nuove persone, anno dopo anno.
Chi dà voce al Transitalia Marathon e chi ne cura la comunicazione contribuisce a costruire un legame tra l’evento, i partecipanti, i territori e il pubblico.
Un altro lavoro, altre competenze, lo stesso impegno di tutti gli altri componenti dello staff.
Ognuno dà quello che può. Ed è proprio questo che rende forte la squadra.
Non tutti hanno le stesse capacità.
C’è chi conosce perfettamente i percorsi. Chi sa guidare un mezzo pesante. Chi ha competenze mediche. Chi è capace di organizzare decine di attività contemporaneamente. Chi sa affrontare un problema meccanico. Chi ha una naturale capacità di accogliere e mettere a proprio agio le persone.
Nessuna di queste capacità rende una persona più importante di un’altra.
Il valore dello staff nasce proprio dalla possibilità di mettere insieme competenze differenti.
Non si chiede a tutti di fare tutto.
Si chiede a ciascuno di mettere a disposizione ciò che sa fare, con serietà, rispetto e voglia di contribuire.
E quando qualcuno incontra una difficoltà, gli altri ci sono.
Perché essere una squadra significa anche questo: sapere di poter contare su chi ti sta accanto.
Quando un evento diventa anche tuo
C’è una caratteristica che accomuna le persone dello staff del Transitalia Marathon.
Molte di loro vivono questa manifestazione come se fosse propria.
Si preoccupano quando qualcosa non funziona. Cercano una soluzione anche quando il problema non riguarda direttamente il loro incarico. Si emozionano alla partenza e all’arrivo. Festeggiano quando tutto è andato bene.
Non si limitano a svolgere un compito.
Sentono di appartenere a qualcosa.
È un atteggiamento che non si può imporre con un programma di lavoro o una tabella degli orari.
Nasce nel tempo, dalla fiducia reciproca, dalle esperienze condivise e dalla consapevolezza che il risultato finale appartiene a tutti.
Quando il Transitalia Marathon arriva a destinazione, non è il successo di un singolo.
È il risultato del lavoro di un’intera squadra.
Le bandiere delle nazioni: una promessa che si rinnova ogni anno
C’è un momento, durante la cerimonia di apertura del Transitalia Marathon, che da anni racchiude il significato più profondo di questa squadra.
È quando i componenti dello staff entrano portando in mano le bandiere di tutte le nazioni rappresentate dai partecipanti.
Non è soltanto un momento scenografico. È un gesto simbolico, una promessa che lo staff rivolge a ogni motociclista, qualunque sia il Paese da cui proviene.
«Da qualunque parte del mondo tu arrivi, in questo viaggio non sarai mai solo.»
Ogni bandiera rappresenta una nazione, ma soprattutto le persone che hanno scelto di affidarsi al Transitalia Marathon per vivere la propria avventura.
E a portarle sono proprio coloro che, nei giorni successivi, saranno sulla strada, nei mezzi di assistenza, nella logistica, nella segreteria, nei servizi sanitari e in ogni altro settore dell’organizzazione.
È il modo in cui lo staff dà il benvenuto ai partecipanti e si assume, simbolicamente, l’impegno di accompagnarli fino alla fine.
Quando le bandiere lasciano il palco, quella promessa non finisce.
Continua lungo ogni tappa, in ogni difficoltà affrontata insieme, in ogni sorriso all’arrivo.
Perché al Transitalia Marathon l’avventura appartiene a ciascun partecipante. Ma nessuno deve affrontarla sentendosi abbandonato.


Il nostro grazie. A tutti, senza eccezioni.
A chi lavora da mesi per preparare questa edizione.
A chi sale in moto e a chi guida un furgone.
A chi si occupa dei percorsi, della segreteria, della logistica e dei materiali.
Ai medici, al personale sanitario, alla Protezione Civile e a chi garantisce l’assistenza.
A chi apre la strada e a chi chiude il gruppo.
Ai fotografi e agli operatori video.
Agli speaker e a chi parla di noi.
A chi accoglie i partecipanti, prepara una partenza, organizza un arrivo e risolve un problema.
A chi è con noi da dodici edizioni e a chi vive quest’anno la sua prima esperienza.
A chi mette a disposizione giorni di lavoro, competenze, energie e tempo personale.
A chi riesce a sorridere anche dopo una giornata difficile.
Grazie. A ciascuno di voi.
Non esiste un ringraziamento più grande per chi ha un ruolo più visibile e uno più piccolo per chi lavora dietro le quinte.
Non esiste una graduatoria dell’impegno.
Ognuno di voi, nei limiti delle proprie capacità e delle proprie responsabilità, contribuisce a rendere possibile tutto questo.
E se anche un solo tassello venisse a mancare, la squadra dovrebbe trovare un nuovo equilibrio.
Il Transitalia Marathon non è soltanto un viaggio in moto attraverso l’Italia.
È anche il risultato di persone che scelgono di lavorare insieme, di aiutarsi e di condividere una responsabilità.
È grazie a voi se i partecipanti possono vivere l’avventura sapendo di non essere abbandonati.
È grazie a voi se, anno dopo anno, questa manifestazione continua a essere quello che è.
Dal presidente Roberto Izzo, che ha creduto nel progetto fin dalle sue origini, a Mirco Urbinati, che lo ha ideato, fino a ogni singola persona che oggi indossa la maglia dello staff: il Transitalia Marathon è il risultato di una storia costruita insieme.
Il Transitalia Marathon ha un nome. Ma dietro quel nome ci siete tutti voi.
E questo successo appartiene a ciascuno di voi, allo stesso identico modo.
Grazie, Staff Transitalia Marathon. ❤️









