Correvano gli indimenticabili anni ’80, il decennio più indimenticabile per chi lo ha vissuto davvero.
Si entrava nei locali con la sensazione di varcare mondi paralleli: le atmosfere sospese della Cosmic Music, il ritmo tribale dell’Afro Funky, la New Wave che sapeva parlare al futuro.
Quella musica non c’è più, almeno non così ma continua a vibrare nella memoria di chi, come me, l’ha ascoltata con gli occhi pieni di sogni e le mani sporche di polvere di moto.
Scelgo questo album per raccontare una epoca incredibile, l’LP “Maybe One Day” dei The Creatures non è solo una traccia musicale degli anni ’80: è un simbolo potente della New Wave riminese proiettata in tutta Europa, un pezzo di storia che incarna l’energia spensierata, futuristica e visionaria di un’epoca irripetibile.
Negli anni ’80, Rimini non era solo una meta turistica: era un crocevia culturale. L’Altro Mondo Studios era una discoteca all’avanguardia, con scenografie futuristiche e show spettacolari, un po’ come un’astronave che ospitava mondi sonori nuovi.
In quel contesto, la musica dei The Creatures incarnava non solo la voglia di ballare, ma anche un senso di evasione, di sogno, vista come un portale verso futuri possibili: “Maybe One Day” racchiudeva proprio questa speranza, questa attesa di cambiamento o di qualcosa di diverso.
E poi c’era la moto.
Gli anni ’80 erano anni in cui la voglia di viaggiare in moto era pura, spensierata, quasi selvaggia. Partivamo disorganizzati per scelta, con le nostre grosse monocilindriche essenziali tipo Honda XR, Yamaha TT che erano compagne di un tempo dove ogni giornata in moto diventava un viaggio e ogni viaggio un’avventura irripetibile.
Ogni viaggio, una scoperta.
La terra, il vento, la libertà: tutto era puro, semplice, autentico.
E poi arrivò il 1985.
Come un tuono.
Quell’anno esplose una nuova manifestazione motociclistica, in un’epoca segnata dal mito del Camel Trophy e dal fascino del Rally di Sanremo. Erano gli anni d’oro del motorsport, gli anni in cui chiunque, davvero chiunque, sognava di misurarsi con la distanza, il tempo, la fatica e l’ignoto.
Nel 1985 nacque la prima edizione del Rally del Titano, la prima gara competitiva per moto da enduro con Road Book.
Come un buco aperto in una galassia lontana, stava nascendo una disciplina che, solo molto più avanti, avremmo chiamato Motorally.
Nel settore non si parlava d’altro.
Perché il Rally del Titano non era solo una gara: era un portale verso l’avventura vera, quella che ti permetteva di viaggiare lontano, verso destinazioni remote, lasciandoti alle spalle tutto ciò che conoscevi.
Partiva dalla Repubblica di San Marino, poi da Rimini, da Piazzale Fellini.
Ogni anno, sulle note della mia New Wave preferita, leggevo la lista partenti e le classifiche con la devozione di un ragazzino innamorato. I nomi erano quelli dei giganti: Edi Orioli, Ivan Alborghetti, Fabrizio Meoni, Angelo Cavandoli, Fabio Fasola, Terruzzi, Boano e tanti altri.
Mi sembravano eroi mitologici, capaci di sfidare il tempo e il viaggio.
Anch’io stavo muovendo i miei primi passi in moto, sulla mia amata Honda XR 600.
Sognavo il Rally del Titano, come lo sognavano tutti quelli della mia generazione.
Passavo interminabili serate nei garage con gli amici a preparare le moto, a immaginare partenze che forse non avremmo mai affrontato ma che ci tenevano vivi.
Eravamo dentro un sogno e non lo sapevamo.
Ma quel sogno per me prese forma soprattutto grazie a una persona: Sergio Santoni.
Sergio era uno dei partecipanti del Transitalia Marathon.
Un amico vero, un fratello di avventura.
Passavamo serate interminabili nei garage, tra chiavi, mappe, polvere e risate. Ma soprattutto passavamo ore ore infinite con me che gli chiedevo:
“Raccontami. Raccontami ancora.”
E Sergio raccontava.
Raccontava del viaggio, della gara, delle notti gelide, delle albe infuocate, delle tappe impossibili attraversate con la forza di chi non si arrende.
Mi stregò.
Mi aprì un mondo.
Mi fece innamorare per sempre dei viaggi in moto e del fuoristrada.
Con lui, accanto a lui, sognavo un giorno di partecipare al Transitalia Marathon.
Era un sogno semplice, puro, come quelli che nascono da ragazzi.
Poi la vita si è fermata troppo presto.
La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto difficile da spiegare.
Ma dentro quel vuoto, lentamente, ha iniziato a pulsare qualcosa: la volontà di mantenere una promessa che non gli avevo mai detto davvero… ma che lui sapeva.
Ed è lì che è nato tutto.
È da quel dolore trasformato in forza che ho deciso di rimettere in piedi il Transitalia Marathon.
Per lui..per noi.
Per tutti quelli che hanno ancora nel cuore quel viaggio mai finito.
Nel 1989 arrivò l’edizione leggendaria:
Quella che portò la carovana del Rally del Titano fino a Vieste, in Puglia, attraverso l’intera dorsale appenninica, dall’Umbria all’Abruzzo, giù fino al Molise e oltre. Una traversata epica che rimarrà impressa nella storia del fuoristrada italiano.
Fu proprio da quell’impresa che nel 1990 il Rally del Titano cambiò pelle, diventando Transitalia Marathon, la Marathon che attraversava l’Italia partendo sempre da Rimini, da Piazzale Fellini, tra sogni, adrenalina e partenze all’alba.
Oggi, mentre presento la dodicesima edizione del Transitalia Marathon,
sento più forte che mai il richiamo delle origini.
Da tempo un’idea cresce in me: tornare su quelle strade, su quei sentieri dimenticati, su quelle tracce che respirano ancora la magia del passato.
Così ho fatto ciò che desideravo da anni:
Ho aperto gli antichi Road Book originali.
Li ho sfogliati come si sfoglia un diario segreto.
Li ho riletti con le stesse emozioni di allora.
Poi sono tornato là.
Sulle strade del tempo.
Nei luoghi che hanno visto nascere la nostra storia.
Oggi silenziosi, nascosti, ma ancora vivi sotto la polvere degli anni.
Li ho risvegliati.
E mentre li percorrevo, con nelle orecchie la musica eterna degli anni ’70 e ’80, ho capito che era giunto il momento.
Nel 2026 proporrò un Transitalia Marathon che tornerà alle origini.
Un viaggio lunghissimo, come allora.
Un tuffo nel passato, nella memoria, nei panorami che non hanno perso il loro incanto.
Le stesse strade un po’ cambiate, forse ma immerse negli stessi orizzonti.
E la stessa musica di allora: anni ’70, anni ’80.
La più bella di sempre.
Il viaggio del passato torna a vivere, torna a essere ciò che è sempre stato:
un viaggio esclusivo nella memoria del tempo.
Un viaggio che non si dimentica.
Un viaggio che ha origini lontane.
Un viaggio che continua.
Il Transitalia Marathon.
Mirco Urbinati







